SOLITAIRE


Più volte mi è stato detto che dovrei scrivere un libro per raccontare la mia vita che fino ad oggi è stata avventurosa, speciale ma sicuramente anche difficile per le scelte che ho fatto. Sono malinconica di carattere e ho sempre pensato che il lavoro potesse essere la mia personale migliore cura contro delusioni, frustrazioni e attacchi di depressione. Non vengo presa molto in considerazione quando parlo. Le cose sembra cambino quando scrivo. Così ho, infine, preferito iniziare scrivendo questa pagina e realizzando questo sito, per il resto si vedrà.


La cicogna fece fatica a braccare i miei genitori e ci riuscì finalmente a Boston (USA) nel 1962, dandomi un padre italiano ma di origine austriaca e una madre di nazionalità tedesca. Faccio parte di quella generazione che ha avuto dei genitori “vecchio stile” e ho scoperto solo gradualmente che sono stata una figlia indesiderata. Questo perché ero nata “femmina” da un padre che voleva un maschio e che riteneva che le donne fossero creature di poco conto, la cui sola ambizione non poteva essere che quella di diventare mogli e madri.   Il nonno paterno era originario della Carinzia (da qui i tratti slavi del mio volto), parlava sei lingue (io solo quattro ma è sufficiente per guadagnarmi da vivere come traduttrice) e discendeva da una famiglia di contadini che, almeno dal 1600, erano dediti al taglio del legname e al furto di cavalli - così me la raccontò un parente! Era stato in marina sotto Francesco Giuseppe, aveva assistito all’eruzione del Krakatoa nel 1883 e sembra non avesse un bel carattere.   Anche lui voleva un nipotino e quando gli fui presentata sul letto di morte, i miei genitori gli dissero che ero un maschietto. Il femminicidio psicologico con me lo hanno commesso sin dal mio primo giorno di vita. Il nonno materno era esattamente l'opposto: una persona gentile e paziente, minuto di statura ma di grande carattere, era stato un gran lavoratore e sapeva scrivere bene, divertendosi a scrivere poesie, nonostante fosse stato all'inizio della sua carriera professionale, "solo" un umile sarto. Spero che almeno quest'ultima qualità io l'abbia presa da lui per fargli onore. La nonna materna era dolce ma in un certo senso "amorfa" - troppo segnata dagli orrori della seconda guerra mondiale. La nonna paterna un giorno ammise che non mi sopportava semplicemente perché rassomigliavo nelle sembianze ad una parente a lei non gradita. Avrò avuto una decina d'anni e fu la prima persona dalla quale mi dissociai mentalmente.


Prima che io capissi appieno come stavano le cose ma vedendo le lacrime di una madre debole e incapace di re-agire al marito,   iniziai a pensare presto che una donna, che io, non avrei voluto vivere unicamente per essere moglie e madre rinunciando alle mie ambizioni ma che avrei investito ogni energia per trovare la mia via, per riconoscere, allenare e dispiegare le mie capacità. Altro che stare dietro solo a bambini e pannolini! Se poi avessi trovato anche marito e figli, sarebbero stati i benvenuti. Avrò avuto 8 anni quando questi pensieri presero forma nella mia testa e con fatica resistetti negli anni successivi alla pressione di mio padre che ci giudicava (mia madre, mia sorella e me) come di terza classe. Sgravarmi dei tanti complessi d'inferiorità sistematicamente instillati, non è stato facile. Né è tantomeno facile essere figli di un genitore al quale non basti mai anche se, nonostante tutto, mi ha dato una ottima educazione. Da adulta ho avuto due amori che si sono rivelati un fallimento. Non ho figli (sembra che io sia sterile ma la cosa non mi ha mai crucciato più di tanto - mi basta e avanza essere all'occasione una zia adottiva per nipotini altrui) ma ho imparato più di un mestiere e so che posso contare su me stessa. Pecore nere si nasce, con applicazione ci si allena, con orgoglio si migliora.


Alla mia educazione (tra i colleghi di mio padre che frequentavamo anche in privato, ci sono stati pure due premi Nobel), alla passione dei miei genitori per i viaggi, alla sfilza di paesi, castelli e musei visitati in tanti anni, ai traslochi di città in città e di nazione in nazione (uno in media ogni tre anni) devo probabilmente la mia innata passione-ossessione per tutto quello che è esteticamente bello, oltre ad avere avuto modo di allenare una utile attitudine ad essere di ampie vedute e ad imparare le lingue. Nell'imparare sono però lenta, se non addirittura imbranata ma dopo che ho finalmente capito, si innesta un meccanismo autoinstallante in modalità turbo e recupero il terreno perso, a volte diventando più brava della media. In compenso sono e rimango una irrimediabile frana in matematica. A consolidare la forma mentis non poté che contribuire la mia scelta (a 19 anni) di voler diventare un orafo. Invece di fermarmi alla prima bottega, caldeggiata da mio padre ma che, nonostante fosse assolutamente dignitosa, non mi ispirava affatto, riuscii per un colpo di fortuna a trovare un impiego in una minuscola azienda che però realizzava gioielli per teste coronate. Tra i clienti c'era anche Harry Winston, sì, proprio quel gioielliere famosissimo che Marylin Monroe cita insieme ad altri nella sua canzone: "Diamonds are a girl's best friends". I titolari mi presero in simpatia e Mastro Rolando mi ha sicuramente forgiata mentalmente (“ricordati che per un orafo nulla è impossibile”) e lui e sua moglie iniziarono a sperare che un giorno prendessi in mano le redini dell'azienda. Per certi versi loro sono stati la versione positiva dei genitori che non ho avuto. Ero maledettamente brava e avevo un feeling particolare per le leghe in oro rosa che sono tra le più difficili da lavorare. Ma se anche ero in grado di realizzare piccoli-grandi fantastici capolavori, nulla ero e restavo per l’austero genitore. Anzi: per lui, se non avevi un titolo universitario, non eri nessuno. Figuriamoci un artigiano... Per me è e rimane il mestiere più bello del mondo anche se ormai non esercito più da decenni questa nobile professione e non ho mai posseduto forzieri di gioielli perché si sa, il ciabattino va in giro con le scarpe rotte. Mi è rimasta la naturale sensazione di fastidio verso chi mi fregia di un “Dr.ssa” (come se non si possa avere cultura ed educazione senza avere un   titolo universitario), così come verso coloro che mi apostrofano  chiamandomi per nome e dandomi subito del "tu".  Ma come si permettono? Certa gente la ripago della stessa moneta e qualcuno poi si ricorda della buona educazione e passa a chiamarmi con un educato “Signora Millonig”.


Un ulteriore dettaglio non insignificante, è stato il ribrezzo inizialmente inculcatomi dai genitori nei confronti degli animali. Mio padre, un brillante ricercatore di medicina, era anche un vivisettore. Era permaloso e algido di carattere in casa, quanto incredibilmente amabile con amici e conoscenti. Nessuno ha mai immaginato che persona fosse sul serio. Avrò avuto 11 anni quando mi portò dal dermatologo perché voleva assolutamente farmi asportare due nei. Non dimenticherò mai il suo ghigno beffardo nel vedere quanto fossi terrorizzata mentre il medico mi bruciava i due nei senza usare alcuna anestesia (in pieno volto!). Ci rimasi lo stesso di sasso quando mio padre (io ero ormai quasi sulla cinquantina) mi chiese come ammazzare i cani altrui che venivano a fare i loro bisogni in giardino e nonostante tutto affermò che ormai si era convinto che anche gli animali avessero un'anima. Mia madre, oltre che ad essere schifata da cani e gatti, risolveva il problema delle voraci lumache in giardino tagliandole semplicemente a metà con delle lunghe forbici. Per essere sicura che morissero sul serio; è singolare che nonostante tutto questo imprinting, io abbia subìto un totale cambio di approccio quando, ormai sulla trentina e durante il mio primo matrimonio, iniziai ad avere dei gatti su proposta di mio marito: prima due, poi io stessa aprii le porte al terzo e… così scrissi Coppia con Gatti, il mio primo libro in cui racconto della mia vita con loro, della mia metamorfosi e di tutte quelle informazioni di base che ogni persona che vorrebbe adottare un gatto, dovrebbe conoscere. Oggi di gatti ne ho nove e ho anche cinque cani!


Ad ognuno il suo percorso... e grazie ad uno di questi miei animali, Ronin, ideai nel 2004 l'Associazione Animali Persi e Ritrovati. Una spiccata inclinazione per l'osservazione, il saper cogliere le analogie e ricercarne il nesso, nonché l'approccio assolutamente innovativo, hanno messo l'Associazione in condizione di poter riscrivere buona parte delle conoscenze, assolutamente errate e tramandate nei secoli fino ad allora, sul senso dell'orientamento di cane e gatto e che oggi fanno oramai parte di un sapere collettivo. Oltre 30.000 casi elaborati e documentati in 14 anni hanno reso possibile fornire attendibili statistiche per nuove conoscenze. Non solo: se non ci fosse stata l'Associazione, non ci sarebbe sicuramente l'Anagrafe Canina Nazionale del Ministero perché è stato grazie al mio batage nel 2006-2007 su tutti i disguidi commessi lungo l'intera filiera di gestione dei microchip e l'aver costituito l'Anagrafe Animale Privata Italiana, che finalmente venne istituita in fretta e furia quella pubblica nazionale. È per questo che ho anche scritto un manuale su come funzionano i microchip (trovate una descrizione dettagliata nella sezione Libri, favole e racconti) e ho pure tenuto un corso di formazione sull'argomento alle Forze dell'Ordine.


Così ho pure lottato, sempre in nome e per conto dell'Associazione da me ideata, per l'erogazione del 5x1000,  diffidando pubblicamente nel 2007 l'allora Ministro del Tesoro, grazie all'aiuto dell'Avvocato Sergio Fausto Pacifico che ero riuscita a trovare come alleato, per avviare l'iter legale contro il Governo che stava trattenendo il 5x1000 senza versarlo alle Associazioni aventi diritto. Chi non è attivo nel volontariato non può sapere che questo fa rima con precariato e i fondi del 5x1000 erano, sono e saranno di fondamentale importanza per garantire la sopravvivenza e il proseguo dell'operato di enti benefici. I tempi erano più che maturi e così la diffida e anche la raccolta firme organizzate da Animali Persi e Ritrovati insieme all'intervento di Milena Gabanelli che volle dedicare una parte della sua trasmissione "Report" al caso, fecero il resto per raggiungere l'obiettivo - ossia che i fondi venissero finalmente erogati.


La necessità di dover traslocare così spesso, prima sulla scia dei miei genitori e poi delle mie stesse scelte, ha contribuito certamente al mio intimo bisogno di avere una casa. Una fame atavica di possedere un approdo sicuro quanto bello, dove cercare rifugio, ristoro e dove poter affinare nuove capacità. Questo porto speravo di averlo trovato all’ Oasi La Martina (Stiolo di San Martino in Rio in provincia di Reggio Emilia) e posso affermare che la trasformazione a cui ho sottoposto la casa e il terreno circostante per plasmare il giardino e il biolago sono un valido esempio di attitudini alle quali do molta importanza: non aspettare che siano gli altri a fare = fai-da-te, senso dell’organizzazione, sapersi immaginare le cose prima di realizzarle e rimboccarmi le maniche per arrivare al risultato. Così mi sono inventata capocantiere, architetto e sarta, cucendo pressoché tutti gli arredi e riuscendo a trasformare infine la casa anche in un Bed&Breakfast, dove con molto orgoglio ho fortemente voluto ospitare pure dei Richiedenti Asilo Politico. È stata un'esperienza intensissima, culminata con l'organizzazione di un piccolo concerto di cui parlarono sia il telegiornale che l'ANSA e, per quanto oramai abbia sospeso la mia attività e sia dovuta andare via, ho voluto lasciare attivo il sito e la relativa pagina Facebook per lasciare una traccia di quello che avevo realizzato.


L’arrivo dei Richiedenti Asilo Politico provocò, come in tante altre località italiane che si accingevano ad accogliere questa categoria di persone, un vero e proprio scossone, ancor di più la consapevolezza che mi ero esplicitamente resa disponibile ad ospitarli. Difesi i ragazzi a spada tratta dai pregiudizi e dall’odio razziale di pochi, pubblicando i miei interventi anche sulla pagina Facebook di San Martino in Rio. Fui gratificata dall’avere avuto dalla mia parte la netta maggioranza dei frequentatori della pagina in questione che contribuirono a far capire che l’acredine era fomentata solo da poche teste calde.


In quel regno di luce e di bellezza sono state girate anche quasi tutte le puntate televisive di cui sono stata ospite, dedicate alle mie conoscenze di etologia e in veste di "cuoca in carica" per la trasmissione Su la Zampa/TRC mi sono inventata per due anni di fila una felicissima serie di ricette vegetariane.


Purtroppo però e nonostante tutto, la mia vita sentimentale non riesce a collimare con il resto di me. Probabilmente ho una personalità troppo ingombrante e nonostante enormi difficoltà economiche, logistiche e per quanto mi sia sentita come se mi fossi dovuta amputare da sola un arto, nell’estate 2017 ho lasciato l’Oasi La Martina nella speranza di trovare un luogo sereno dove ricominciare daccapo. L’Oasi La Martina è stata la concretizzazione dei miei sogni e lo scenario dei miei ultimi successi ma piuttosto che venire azzerata per un rapporto sentimentale divenuto pericolosamente insostenibile, ho pensato che fosse meglio ripartire da zero.


A San Martino in Rio ho affondato alcune delle mie radici più profonde e gli amici sanno che, paragonandomi a una delle tante querce che crescono in zona, ho solo spostato parte della chioma. Però ho reso felici almeno i gestori della pagina Facebook citata prima, perché tutti i miei interventi vennero cancellati. Ogni ulteriore riflessione su che genere di persone veramente detengono il potere in paese, ahimé non la maggioranza, è lasciata a chi ha letto queste righe fino a qui...


Dopo la mia fuga e grazie a una serie incredibile di fortunatissime coincidenze sono riuscita a trovare una casa immersa nel verde, adatta ai miei tanti animali – perché sono i miei affetti più importanti e più sinceri – anche se continuo a provare un dispiacere infinito e inconsolabile per non aver potuto portare con me i pesci del biolago. La nuova casa non è certamente spettacolare come la precedente ma rispecchia il mio stato d’animo attuale. Non potendo permettermi di meglio, mi sono andata a cercare una casa disastrata da sistemarmi da sola, per la gran gioia (forse) dei miei padroni casa che non sanno a chi l'hanno affittata. La foto a inizio pagina mostra Swami nei primi giorni dopo il nostro arrivo a fine agosto 2017 ed esprime molto bene quanto fossero disperatamente accartocciate le nostre anime. Adesso va meglio, sto pure riprogettando il giardino per avere presto nuovamente un orto e spero anche un pollaio. Il vicino di casa, mentre mi aiutava a montare la cucina (sono stata fortunata nell’avere trovato pure dei vicini gentili e disponibili!), dopo un po’ mi disse: “hai una buona manualità e lavori come un maschio”. Sorrisi, ringraziai e non gli raccontai su che incudine mi avevano formata ma da quel giorno in poi mi prestò di sua iniziativa i suoi attrezzi (glieli devo ancora rendere!). Mi sono imbiancata da sola metà delle stanze (la prossima estate sarà di turno l'altra metà), scartavetrato e riverniciato le finestre prima di farmi montare dei doppi vetri, montato lampade e mobili da sola dopo essermi portata qua quasi tutto da sola e alla ripetuta guida di un grande furgone, sperando di essere pure capace di guidarlo.


Così, giocando nuovamente con nomi e significati, a questa nuova casa ho dato il nome di “Solitaire” – luogo solitario per un lupo solitario quale sono io ma anche come metafora per una pietra preziosa che da sola riluce su di un anello visto che la mia nuova casa è quasi isolata.


PS: Dopo la pubblicazione di questo sito avvenuta non a caso l'8 Marzo 2018 in onore della Festa della Donna, sono magicamente riapparsi i miei commenti sulla pagina Facebook del gruppo  pubblico di San Martino in Rio (pensare che poco dopo il concerto ero pure stata invitata a smettere di scrivere delle mie iniziative umanitarie, dato che il tutto era stato interpretato come una forma di pubblicità occulta). A buon rendere...


Solitaire - Marzo 2018


Il destino ha voluto che io sia tornata a vivere con i miei animali all'Oasi La Martina. In questi mesi mi sto dedicando a ripristinare casa e giardino e sul mio canale YouTube ho creato una nuova playlist in cui racconto della trasformazione avvenuta in quasi un decennio trasformando questo posto in un luogo incantato. A presto!

Oasi la Martina - Ottobre 2018 

Questa è solo una minima parte di quello che avrei da raccontare sulla mia vita.

Invito chi fossi riuscita a incuriosire con queste righe, a leggere i miei libri, i miei racconti qui online e a seguirmi ai fornelli sul mio canale Youtube (vedi anche sezione Ricettario).

Alle donne in cerca di soluzione e di risposte: abbiate coraggio e prendetevi il tempo per pianificare come scappare senza remore da tutti coloro che cercano di tarparvi le ali. Siate genitrici, madri di voi stesse: partoritevi per vivere una vita, la vostra - senza essere più schiave di nessuno.


Personalmente, ho deciso di chiudere con i tempi de La vie en rose ma, sempre come cantava la stessa Edith Piaf: Je ne regrette rien – siamo nate per essere libere, per concretizzare quanti più sogni possibili, ed esserlo, anche a costo di restare sole e per quanto sia durissima, ne vale tutta la pena. Vivere significa lottare e delle mie scelte ne rimpiango veramente poche.